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Approfondimenti

Tutto quello che conviene sapere prima di partire: informazioni pratiche, il paese e la sua cultura, e cosa leggere, ascoltare e guardare.

ClimaStradeSistemazioniCiboTelefoniaAcquisti TerritorioFlora e faunaAmbienteEtnieLingueReligioneCostumi ArteArchitetturaMusicaCinemaLetteraturaFeste LibriAscoltiFilmVideo

Informazioni pratiche

Clima e periodo migliore

Attraversata a nord dal Tropico del Cancro, la Mauritania ha un clima prevalentemente caldo e secco, più umido a sud, vicino al fiume Senegal, durante la stagione delle piogge estiva. Lungo la costa atlantica e nel Sahel le temperature variano poco: d'inverno tra 15 °C di notte e 30 °C di giorno, da luglio a ottobre tra 26 e 36 °C, con le poche piogge dell'anno. Nelle zone desertiche del centro e del nord l'escursione termica tra giorno e notte può arrivare a 30 gradi: d'inverno si scende fino a 5 °C di notte e si sale a 30 °C nelle ore centrali, mentre in primavera ed estate si superano i 40 °C.

Il clima è scandito dai venti: gli alisei e, d'inverno, l'harmattan, che secca l'aria e vela il cielo di pulviscolo. Il periodo migliore per viaggiare va da novembre ad aprile, con temperature moderate e notti fresche, tenendo conto che proprio l'harmattan può portare tempeste di sabbia. Le previsioni aggiornate sono nella pagina principale.

Strade e ferrovia

Il paese conta circa 3.000 km di strade asfaltate (il tratto Nouakchott–Nouadhibou è stato completato nel 2018), oltre 700 km di strade sterrate e più di 5.000 km di piste segnate. Le distanze e il clima, con sabbia e polvere, rendono difficile la manutenzione: fuori dagli assi principali ci si muove quasi solo in 4x4 e l'assistenza stradale è praticamente inesistente. Il trasporto pubblico è scarso e limitato alla direttrice Nouadhibou–Atar–Nouakchott–Rosso. L'unica ferrovia è la linea mineraria della SNIM, circa 700 km dalle miniere di Zouérat, El Rhein e Fderik al porto di Nouadhibou (vedi "Il treno del ferro").

Sistemazioni

A Nouakchott e, in misura minore, a Nouadhibou e Atar esistono hotel di buon livello, rivolti soprattutto a chi viaggia per affari. Altrove si trovano auberge e campement semplici e funzionali, di solito puliti, con tikit (capanne in pietra) o khaima (tende) arredate con materassi a terra o camere spartane con letti. Nel deserto la tenda diventa un'esperienza da "mille e una notte".

Cibo e bevande

La cucina del deserto è semplice: riso, montone, capra, cammello o pesce essiccato, con influenze marocchine al nord e senegalesi al sud; delizioso il couscous mauritano. Nonostante il mare mauritano sia tra i più pescosi al mondo, il pesce ha poco spazio nella cucina locale ed è in gran parte esportato. Fa eccezione la bottarga di muggine, lavorata dalle donne Imraguen che acquistano i muggini dai pescatori, estraggono le uova, le salano e le fanno essiccare al sole; producono anche il tishtar (filetti di muggine essiccati e sminuzzati) e l'olio di muggine. La loro cooperativa fa parte di un Presidio Slow Food in collaborazione con la ONG Mauritanie 2000. Frutta e verdura sono in gran parte importate, salvo una piccola produzione lungo il fiume Senegal. Gli alcolici sono vietati; la bevanda nazionale è il tè verde alla menta (vedi Il rito del tè). A Nouakchott e Nouadhibou si trovano ristoranti marocchini, libanesi, cinesi, italiani e francesi.

Telefonia

Il modo più semplice ed economico per chiamare l'Italia è acquistare una SIM locale: durante il viaggio troveremo campo quasi ogni giorno.

Acquisti

La Mauritania ha una forte tradizione artigiana, soprattutto nell'argenteria: cassapanche in legno intarsiate d'argento, pugnali, gioielli in argento e ambra, tappeti color terra in pelo di cammello e pelletteria tinta a mano, come cuscini, sacche, selle di cammello e sandali. Nei mercati di Nouakchott (il più grande è in Avenue Kennedy) si trovano abiti, tessuti e artigianato, concentrato in una via di botteghe turistiche. Nelle località più visitate e lungo le piste sono le donne a vendere i souvenir, spesso bauli da viaggio e scrigni portagioie decorati a mano.

Il paese e la sua cultura

Territorio

La Mauritania confina a nord e nord-ovest con il Sahara Occidentale, a nord-est con l'Algeria, a est e a sud con il Mali e a sud-ovest con il Senegal; tutta la costa occidentale è bagnata dall'Atlantico. Il territorio è in gran parte desertico, occupato dalle sabbie del Sahara, dove alcune dune si sono compattate formando erg stabili. Nell'Adrar e nel Tagant, a sud, si trovano invece vere montagne rocciose; nell'Adrar c'è anche il Guelb er Richat, l'"Occhio dell'Africa". Il sud è occupato dal Sahel, fascia arbustiva e fertile lungo il fiume Senegal, principale corso d'acqua e confine con il Senegal: è l'unica zona dove si coltivano cereali, ortaggi e l'albero della gomma arabica. Nel resto del paese, a parte le oasi e qualche orto intorno alle rare fonti d'acqua negli uadi, dominano dune, distese sabbiose, altopiani, rocce erose in forme bizzarre e pietrisco. La vera ricchezza è nel sottosuolo, ricco di giacimenti minerari.

Flora e fauna

La pianta simbolo è la palma da dattero, coltivata nelle oasi dell'Adrar e del Tagant, il cui frutto è stato a lungo la base dell'alimentazione dei nomadi. Tra la vegetazione spontanea sono diffuse la Calotropis procera (pomo di Sodoma), dai frutti velenosi, l'euforbia arborea dal lattice irritante e la Lawsonia inermis, la pianta dell'henné, usata per le decorazioni di mani e piedi delle donne e per rinforzare i capelli.

Il dromedario è l'animale simbolo e fino a tempi recenti la principale risorsa economica: ancora oggi è il bestiame più allevato, mezzo di trasporto per molti pastori e fonte di latte, carne e pelle. Un tempo il paesaggio era fatto di distese fertili e vallate ricche d'acqua, e gran parte della fauna originaria (elefanti, giraffe, facoceri, bufali, antilopi e scimmie) è ormai scomparsa. Nel deserto, oltre a qualche rara gazzella, si possono incontrare il fennec, il topo delle piramidi, i varani e l'immancabile scorpione. Molto più ricca è la costa: il mare abbonda di muggini, tonni, cernie, sardine e spigole, e tra Cap Blanc e il Banc d'Arguin trovano rifugio la foca monaca, le tartarughe marine e i delfini. Il Banc d'Arguin (vedi il giorno 8) e il Diawling, piccola area umida a sud-ovest tra il fiume Senegal e l'Atlantico vicino a Rosso, sono gli unici parchi nazionali del paese.

Tutela dell'ambiente

La principale minaccia è l'avanzata del Sahara dovuta all'erosione del suolo, un processo in atto da millenni: lo testimoniano i siti preistorici con pitture di scene di caccia e agricoltura, le foreste pietrificate e i molti uadi ormai asciutti, che si riempiono solo per brevi periodi. L'ultima grande siccità, negli anni Settanta, provocò l'esodo di migliaia di persone. Un altro problema è l'inquinamento, soprattutto delle coste, dove l'oceano deposita grandi quantità di rifiuti; la Mauritania è stata però tra i primi paesi africani a vietare i sacchetti di plastica, con benefici visibili almeno nella capitale. Si sta inoltre diffondendo un turismo sostenibile, con trekking a piedi in cui le uniche tracce sono le impronte delle scarpe o degli zoccoli dei cammelli.

Etnie

Mauri. Costituiscono circa il 60% della popolazione. I nobili bidan, di origine araba, discendono dalle tribù Beni Hassan che portarono il dialetto hassaniya; seguono i marabutti e i tributari di origine berbera, gli artigiani, i cantastorie, i cacciatori, i pescatori e infine gli haratin, anticamente schiavi di pelle nera, il cui destino di subordinazione resta marcato nonostante l'abolizione ufficiale della schiavitù (vedi Costumi e società). Gli uomini si coprono il capo con il cheche, indossano larghi calzoni e la gandoura (o boubou), un'ampia veste aperta sui lati, celeste, indaco o bianca, con ricami dorati sul petto: più il ricamo è ricco, più alto è il rango. Le donne coprono il capo con un velo e indossano la melahfa, di solito blu.

Wolof. Principale etnia del Senegal, sono circa il 9% della popolazione: musulmani, ma ancora legati ad alcune credenze ancestrali, con una rigida gerarchia di caste ereditarie che determinano il mestiere. Vivono soprattutto lungo la valle del Senegal e sulla costa, dove praticano la pesca.

Imraguen. Piccola comunità di pescatori della costa, concentrata tra Iwik e Tiwilit nel Banc d'Arguin (vedi il giorno 8).

Toukouleur. Minoranza di agricoltori musulmani che vive a sud, tra Bogué e Kaédi lungo il fiume Senegal, originaria del Fouta Toro; parla il pular.

Soninké. Discendenti delle antiche popolazioni del Regno del Ghana, sono oggi una piccola minoranza, fortemente influenzata dalla cultura maura e peul.

Peul (Fulbe). Antichi pastori nomadi diffusi in tutta l'Africa occidentale fino al Camerun; oggi in gran parte sedentari, alternano brevi transumanze in cerca di pascoli.

Tuareg. Di origine berbera, un tempo nomadi a dorso di cammello tra Mauritania, Mali, Algeria e Niger, oggi in molti casi stanziati vicino alle città del deserto a causa delle siccità. I turbanti blu indaco ne alimentano l'immagine mitica di "uomini blu".

Lingue

La lingua nazionale è l'arabo hassaniya, introdotto dalle tribù Beni Hassan a partire dal XIII secolo, che ha progressivamente sostituito i dialetti berberi. Il francese resta molto usato nell'amministrazione e nel commercio; tra le altre lingue diffuse ci sono il pular, il soninké e il wolof. Qualche parola utile è nel frasario.

Religione

Prima dell'Islam ogni tribù seguiva i propri culti ancestrali, che sopravvivono in forma sincretica solo in alcune zone rurali del sud. La Mauritania è una Repubblica Islamica e circa il 99% della popolazione è musulmana, in larga maggioranza sunnita, praticante e osservante delle cinque preghiere quotidiane. È in vigore la sharia, pur con aperture moderate dagli anni Ottanta sui diritti umani e sull'emancipazione femminile. Al richiamo del muezzin quasi tutti interrompono le proprie attività per pregare: capita spesso che in viaggio guida e autisti fermino l'auto all'improvviso, stendano il tappeto e, dopo le abluzioni con la sabbia in mancanza d'acqua, recitino la preghiera.

Costumi e società

La khaima. Fino a tempi recenti il popolo mauritano era quasi interamente nomade. Oggi la maggior parte vive in dimore fisse vicino ai palmeti o in città, ma la cultura resta legata all'organizzazione familiare nomade e la tenda tradizionale, la khaima, non è stata abbandonata: si monta durante la raccolta dei datteri o resta allestita in modo permanente nei cortili. È sempre rettangolare, in tessuto sostenuto da pali, orientata per ripararsi dal vento; lo spazio interno ha un forte valore simbolico: le donne stanno a sinistra con le provviste, gli uomini a destra, e alcuni spazi restano liberi per la preghiera, per il fresco della sera o per non disturbare gli spiriti degli antenati.

Il rito del tè. Il tè verde alla menta scandisce la giornata di ogni mauro, anche in città, insieme alle cinque preghiere. Si prepara ovunque su piccoli bracieri e se ne possono bere fino a venti bicchierini al giorno. La tradizione prevede tre bicchieri per ogni preparazione: il primo, forte e amaro come la morte; il secondo, dolce come la vita; il terzo, molto zuccherato come l'amore. Viene sempre offerto agli ospiti e versato dall'alto nei bicchierini per formare la schiuma.

Gerarchie sociali. La società resta fortemente organizzata per caste e origine etnica. La schiavitù è stata abolita per legge nel 1981 (e resa reato nel 2007), ma i servitori vengono ancora spesso reclutati tra le famiglie haratin, che difficilmente sfuggono a una condizione tramandata di generazione in generazione, legata anche alla povertà.

Famiglia e condizione femminile. La famiglia è il pilastro della società. È ammessa la poligamia; il primo matrimonio è quasi sempre combinato dalle famiglie, mentre le mogli successive sono scelte più liberamente dal marito, sempre con l'assenso delle famiglie. Negli ultimi decenni si è lavorato sull'emancipazione femminile e a Nouakchott alcune donne ricoprono incarichi di governo, ma in famiglia il loro ruolo resta ancorato alla tradizione; non stupisce comunque vedere in città donne al volante.

Il leblouh. In alcune zone sopravvive, sempre più contestata, la tradizione dell'ingrasso forzato delle ragazze, anche in tenera età, per prepararle al matrimonio secondo un ideale di bellezza in cui un corpo robusto è segno di benessere familiare, fertilità e rango sociale. Le organizzazioni per i diritti umani ne denunciano le gravi conseguenze sulla salute; il governo, con UNICEF, ONG e attivisti locali, porta avanti campagne per contrastarla, e l'istruzione e i media stanno cambiando lentamente gli ideali delle nuove generazioni.

Arte tradizionale

Rispetto ai paesi vicini, la Mauritania ha una produzione artistica meno varia: la tradizione di feticci, maschere e sculture è scomparsa da secoli in una terra musulmana e iconoclasta. La pittura si limita alle testimonianze rupestri e alle decorazioni delle porte di Oualata, mentre l'artigianato, di qualità eccellente, è legato alla vita nomade e alla cura del corpo: oreficeria, tessuti e cuoio vantano una tradizione lunghissima.

I tessuti, soprattutto in cotone, vanno da quelli colorati lavorati dalle donne per coprire le khaima ai cotoni tinti con l'indaco per i boubou. I Peul hanno una casta di tessitori, i maboub, che producono le coperte khasa in pelo di cammello o cotone, alcune molto raffinate e destinate ai matrimoni; completano il quadro i tappeti di origine berbera. L'oreficeria, affidata alla casta dei mallemin, lavora il metallo prezioso in filigrana per pugnali, sciabole, gioielli con ambra e decorazioni di cofanetti. Sopravvive anche l'arte delle perle di Kiffa, in pasta di vetro, che le donne portano in lunghe collane. Il cuoio serve per tappeti, cuscini, bisacce e per rivestire i bauli da viaggio e gli scrigni portagioie di cui ogni donna maura deve essere dotata.

Architettura

Per un paese di tradizione nomade l'architettura si concentra nei centri storici delle città carovaniere (Ouadane, Chinguetti, Tichitt e Oualata) e nei resti archeologici berberi dell'Adrar. Ouadane, Chinguetti e Tichitt, costruite con le pietre del luogo, risalgono al Medioevo, quando i traffici carovanieri ne fecero centri di cultura islamica paragonabili a Timbuctù. Tipici sono i minareti a pianta quadrata delle moschee più antiche (fine XI–XII secolo), gli ambienti con finestre molto basse per far circolare l'aria all'altezza di chi siede a terra (in Mauritania non c'è mai stata la tradizione delle sedie) e l'ingegneria militare delle fortezze e dei pozzi, il bene più prezioso da difendere dalle razzie. Oualata, invece, è costruita in argilla e le sue case squadrate sono decorate con pitture geometriche e arabeschi attorno a porte e finestre.

Musica

La musica tradizionale mauritana è in gran parte di origine araba, con influenze wolof, toukouleur e bambara lungo il confine meridionale. Come in tutta l'Africa occidentale nasce dalla tradizione dei griot, i cantastorie custodi della memoria orale che celebravano sovrani e imperi, un mestiere tramandato di padre in figlio: non a caso molti dei musicisti più noti appartengono alle grandi famiglie di griot. Con l'Islam, prima con gli Almoravidi e poi con i Beni Hassan, la musica ha assorbito gli influssi arabi, diventando un mix originale di ritmi subsahariani e cantilene di matrice religiosa. Prevalgono gli strumenti a corda rispetto alle percussioni: gli uomini suonano il tidinit, un liuto a quattro corde, le donne l'ardin, una sorta di arpa. Tra le voci più celebri, Dimi Mint Abba, scomparsa nel 2011, e Malouma, protagonista del "blues sahariano".

Cinema

Un'industria cinematografica vera e propria non esiste, ma va ricordato il regista Abderrahmane Sissako, nato a Kiffa e cresciuto in Mali, il cui Timbuktu (2014) ha vinto il Premio della Giuria Ecumenica a Cannes ed è stato candidato all'Oscar. In Mauritania sono stati girati diversi film, tra cui lo stesso Timbuktu e Fort Saganne (vedi il giorno 4).

Letteratura

Se fotografia e cinema sono quasi assenti, la letteratura vanta una tradizione secolare, testimoniata dai manoscritti delle biblioteche carovaniere. Con le predicazioni almoravidi le città carovaniere divennero centri di erudizione arabo-islamica e sedi delle più grandi scuole coraniche del mondo saheliano: a Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata arrivavano i più grandi intellettuali dell'epoca e, insieme a sale, oro e schiavi, le carovane facevano circolare i libri. Accanto a questa tradizione colta vive una poesia popolare così diffusa da valere al paese il soprannome di "terra del milione di poeti": nata dall'oralità dei griot, ancora oggi si recita, si canta e si improvvisa. Dagli anni Sessanta si è affermata anche una letteratura in francese, con autori come Oumar Ba, che pubblicò la prima opera francofona nel 1966, e Ousmane Moussa Diagana, legati agli scrittori del sud che adottarono il francese per contestare l'egemonia culturale dei mauri, che scrivevano solo in arabo.

Festività

Le feste civili hanno date fisse:

Le feste religiose seguono il calendario lunare e cambiano data ogni anno. La più importante è l'Aïd al-Adha (festa del sacrificio, chiamata Tabaski nel sud), circa settanta giorni dopo la fine del Ramadan: partecipare a una di queste feste è un'occasione unica per entrare in contatto con la cultura mauritana. A luglio e agosto si celebra la guetna, la raccolta dei datteri, quando molte famiglie lasciano le città per accamparsi nei palmeti tra feste e matrimoni. Ogni anno, di solito in inverno, si tiene infine il Festival delle città antiche, ospitato a rotazione da Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata: una settimana di conferenze, corse di dromedari, sfilate di carovane, artigianato e musica.

Letture, ascolti e video

Suggerimenti bibliografici

Ascolti

Film

Documentari e video

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